Nuovo illuminismo tecnologico
È possibile parlare di un nuovo Illuminismo tecnologico?

Quali potranno essere le nuove frontiere nel campo dell’arte?

 

È questa la domanda fondamentale a cui ha cercato di rispondere Proximars, una start up nata di recente nei pressi di Milano, un posto in cui arte e tecnologia si intrecciano perfettamente, formando un connubio sorprendente all’occhio umano.

 

Prima di rispondere a questa domanda, però, è necessario fare un passo indietro per comprendere che ruolo abbia avuto l’arte sino ad oggi. Indubbiamente ogni tipo di espressione artistica giunta a noi dal passato rappresenta un tassello importante di un grande puzzle, quello della storia dell’umanità.

 

L’essere umano, infatti, non ha mai smesso di lasciare tracce di sé e della propria storia; le opere artistiche, in questo senso, ci parlano e ci raccontano di un immaginario collettivo e di una quotidianità talvolta distante dalla nostra. Esse sono elementi fondamentali per comprendere chi siamo, poiché soltanto mediante un’interpretazione del loro significato possiamo dare un senso a ciò che ci circonda, solo così l’uomo può accedere alla ricchezza della realtà in cui vive. A partire da questa imprescindibile premessa è lecito domandarsi se è più corretto ricondurre il processo artistico alla creazione o alla riproduzione, un confine labile e indefinito.

 

Si tratta di una tematica che è stata al centro di dibattiti vivaci, soprattutto in epoca illuminista, quando, alla messa a punto del metodo scientifico, gli intellettuali classificarono le facoltà umane, cercando di creare una sorta di gerarchia. Il risultato di questa operazione fu la netta separazione fra memoria, immaginazione e ragione.

 

Fra i più era quest’ultima a detenere il primato, mentre le prime due dipendevano da essa; è rimasta celebre la frase «lo spirito prima di creare comincia col ragionare quanto vede e conosce». Tuttavia, non mancarono coloro che cercarono di riabilitare la facoltà immaginativa, in quanto innovatrice e creativa; uno fra tutti fu Denis Diderot, direttore dell’Enciclopedie, una vasta enciclopedia pubblicata nel XVIII secolo, in lingua francese; egli, in contrasto con la rigida impostazione scientifica adottata da Jean-Baptiste d’Alembert, suo collaboratore, sostenne non solo la possibilità, ma la necessità di ricorrere all’intervento dell’immaginazione per poter esprimere autenticamente la natura umana.

 

Queste tesi di Diderot si diffusero ampiamente tra i suoi contemporanei, dando luogo a polemiche aspre contro il meccanicismo newtoniano e cartesiano, ancora egemone nella prima metà del Settecento.

 

Discorsi come questi appaiono oggi ormai superati, in quanto nell’era propriamente tecnologica, l’innovazione è diventata la chiave vincente, tuttavia la contrapposizione tra psiche della materia vivente e sistematicità delle macchine non è ancora stata superata ed è proprio questa la sfida di Proximars: far sì che la tecnologia avanzata di cui disponiamo possa cooperare in maniera fruttuosa con le capacità dell’essere umano, abbattere quel muro di cemento che separa due mondi tanto diversi quanto complementari; unire la creatività umana con la precisione e la sistematicità di un dispositivo tecnologico all’avanguardia.

 

Ciò che offre, dunque, non è la semplice realizzazione di un’opera artistica, bensì l’esperienza di interazione tra uomo e macchina durante l’intero processo artistico. L’evoluzione tecnologica è incontrovertibile, dunque, invece che guardarla con paura e disprezzo, perché non utilizzarla con sapienza e competenza per creare qualcosa di nuovo e raggiungere risultati inaspettati? Le nuove tecnologie, se usate in maniera accorta, non sono una minaccia, ma una ricchezza.